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violazione delle norme in materia di aiuti di Stato e concorrenza sleale.

Le disposizioni pubblicistiche in materia di aiuti di Stato hanno anch’esse una funzione di tutela della concorrenza. Le norme comunitarie indicano le condizioni per autorizzare misure statali di aiuto: vi sono sia delle norme procedurali che sostanziali da rispettare.

Nel caso di inadempimento di tali norme, le condotte concorrenziali scorrette possono essere sanzionate ai sensi dell’art. 2598 n.3 c.c.

L’impresa beneficiaria che ha goduto dell’illecito aiuto potrà subire anche un provvedimento inibitorio ai sensi dell’art. 2599 c.c. o 700 c.p.c.

E’ però vero che è la Commissione Europea che valuta se i limiti imposti allo Stato ed al soggetto beneficiario dell’aiuto dello Stato sono stati rispettati (quindi non decide soltanto il giudice nazionale adito).

In conclusione quindi se il giudice nazionale adito interviene:

1)ex ante, cioè prima della pronuncia della Commissione Europea, deve valutare se il comportamento dell’impresa beneficiaria dell’aiuto abbia pregiudicato diritti di soggetti terzi concorrenti con l’impresa aiutata. Può accertare incidentalmente (ed in via cautelare) l’infrazione al diritto comunitario della concorrenza e sanzionare la condotta ai sensi dell’art. 2598 c.c. (o secondo la disciplina antitrust),

2)ex post cioè dopo l’intervento della Commissione Europea deve fare proprio il giudizio di quest’ultima. Per cui se la Commissione Europea ha accertato che c’è stata una violazione delle norme in materia di aiuti di Stato il giudice nazionale dovrà valutare attentamente le conseguenze che sono state prodotte dalla condotta anticoncorrenziale.

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