Avvocato Cavalea > Sentenze  > Concorrenza sleale  > Tribunali e Corti d’appello  > Violazione del divieto di concorrenza dell’amministratore di s.p.a.

Violazione del divieto di concorrenza dell’amministratore di s.p.a.

Violazione del divieto di concorrenza dell’amministratore di s.p.a. 

La violazione del divieto di concorrenza previsto:

  • a) sia dall’art. 2390 del cod. civ.
  • b) che dallo statuto societario

implica la responsabilità civile dell’amministratore della società e l’azione va radicata avanti la sezione specializzata in materia di impresa.

L’atto costitutivo di una società che prevede espressamente per i componenti dell’organo amministrativo il divieto di concorrenza, così come disciplinato anche dall’art. 2390 c.c. è valido.

Sull’amministratore incombe quindi un divieto di concorrenza, salvo che la situazione originante la concorrenza preesistesse alla loro nomina.
L’art. 2390 c.c. stabilisce che gli amministratori:

  • non possono assumere la qualità di soci illimitatamente responsabili in società concorrenti,
  • nè esercitare una attività concorrente per conto proprio o di terzi,
  • nè essere amministratori o direttori generali in società concorrenti,

salvo autorizzazione dell’assemblea, si ritiene applicabile anche alle società a responsabilità limitata.
La violazione del divieto di concorrenza statutario:

  1. comporta una lesione diretta del patrimonio della società e
  2. legittima quest’ultima alla proposizione dell’azione di risarcimento dei danni.

Tale azione è diretta a far valere la responsabilità dell’amministratore per la violazione di un dovere, quello di non fare concorrenza,  inerente la sua carica.
Pertanto, la relativa azione deve essere qualificata come azione di responsabilità nei confronti di un componente dell’organo amministrativo.

Tale azione rientra tra le controversie di cui alla lett. a) del comma 2 dell’art. 3 del d.lgs. 168/2003 e cioè è di competenza della sezione specializzata in materia di impresa.

La ragione giuridica di tale disposizione risiede nella circostanza di evitare un potenziale conflitto di interessi. Mira ad evitare che l’amministratore, durante il suo incarico, si trovi in situazioni di antagonismo con la società.

Ricordo anche che in un caso del genere è anche disposta dalla legge la revoca d’ufficio dalla carica di amministratore.
(Tribunale di Torino, sezione specializzata in materia di impresa, ordinanza del 18-10-2013, nella causa n. 2312/2013 r.g. presidente U. Scotti).