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Vendite sottocosto ed Agenzia delle entrate.

Neppure l’agenzia delle entrate non può contestare la vendita sottocosto di beni e servizi.

L’agenzia delle entrate procedeva a rettifica della dichiarazione annuale i.v.a. nei confronti di una società, poi fallita, in relazione ad un debito d’imposta i.v.a.

L’agenzia delle entrate riteneva esistente in via presuntiva ai sensi dell’art. 54, 2°comma d.p.r. 633/1972 maggiori corrispettivi percepiti dalla società in quanto la vendita dei prodotti era avvenuta a prezzo inferiore al costo di produzione.

Ora la Cassazione ha considerato che l’antieconomicità dell’attività svolta trovava la sua ragione e giustificazione proprio nella crisi dell’impresa che poi avrebbe dichiarato il fallimento.

Ora l’Agenzia delle entrate per presumere ricavi superiori a quelli contabilizzati non poteva basarsi solo su indizi ma avrebbe dovuto ricercare altre circostanze gravi, precise e concordanti.

Inoltre in casi di fallimento c’è da considerare che:

  • una cosa è il prezzo che si può ricavare da un bene quando esso è immesso nel circuito di una impresa in attività ed
  • altro è il prezzo dello  stesso bene quando deve essere realizzato in una vendita fallimentare”. (Si veda anche Cassazione, V sezione, sent. n. 14580 del 2001).

(Corte di Cassazione, sentenza n. 16695 del 03.07.2013 sulle vendite sottocosto, le imposte indirette e l’I.V.A.)

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