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Valutazione equitativa del danno da concorrenza sleale.

Valutazione equitativa del danno da concorrenza sleale.

La valutazione equitativa del danno da concorrenza sleale non riguarda la prova dell’esistenza del danno, ma solo l’entità del danno stesso. Si veda la Corte di Cassazione, sentenza n. 3794 del 15.02.2008.

L’onere dell’attore non si esaurisce nell’allegare e nel dimostrare l’esistenza di una mera potenzialità di danno subito, ma postula che sia fornita:

  • a) la prova certa e concreta di tale danno, così da consentirne la liquidazione oltre che
  • b) la prova del nesso causale tra il danno stesso ed i comportamenti illegittimi addebitati alla controparte.

Si potrà ricorrere alla liquidazione in via equitativa, quando sussistano i presupposti indicati dall’art. 1226 c.c.  Ciò solo a condizione che l’esistenza del danno:

  • sia comunque dimostrata e
  • pur sempre sulla scorta di elementi idonei a fornire parametri plausibili di quantificazione.

Si vedano anche: Corte di Cassazione, sentenza n. 28226 del 26.11.2008 e Corte di Cassazione, sentenza n. 23304 del 08.11.2007.
Mentre l’impossibilità di provare il danno deve correttamente equipararsi all’estrema o notevole difficoltà di fornire la prova dell’effettiva misura del danno sulla base di elementi oggettivi. Ciò potrà verificarsi nel caso di:

  • 1) peculiarità del fatto dannoso o
  • 2) in base alle condizioni soggettive del danneggiato.

Quindi in questi casi il giudice può ricorrere alla liquidazione in via equitativa solo quando è estremamente o notevolmente difficile provare l’entità del danno.
Anche la liquidazione equitativa del lucro cessante, ai sensi degli artt. 2056 e 1226 c.c., richiede comunque la prova, anche presuntiva, circa la certezza della sua reale esistenza.
In difetto di tale prova non vi è spazio per alcuna forma di attribuzione patrimoniale.
Occorre che dalle risultanze istruttorie acquisite risultino elementi oggettivi di carattere lesivo, la cui proiezione nella sfera patrimoniale del soggetto sia certa nel futuro.
Insomma, deve essere certo il lucro cessante o la perdita di chances.

Quest’ultima equivale ad un pregiudizio:

  1. economicamente valutabile ed apprezzabile, non meramente potenziale e
  2. deve essere connesso all’illecito in termini di certezza o, almeno, con un grado di elevata probabilità.

Si veda la Corte di Cassazione, sentenza n. 1443 del 30-01-2003.
Di conseguenza il ricorso alla liquidazione equitativa di cui all’art 1226 c.c. va escluso per i guadagni:

  • meramente ipotetici,
  • dipendenti da condizioni incerte.

Si vedano anche: Corte di Cassazione, sentenza n.11254 del 2011, Corte di Cassazione, sentenza n. 5997 del 2007 e Corte di Cassazione, sentenza n. 7896 del 2002.
(Tribunale ordinario di Bologna, sezione impresa, sentenza n. 3119 pubblicata il 29-10-2013, presidente P. Liccardo).