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Patto di non concorrenza in accordi verticali.

Patto di non concorrenza in accordi verticali.

E’ valido o meno un patto di non concorrenza in accordi verticali fra imprese? 

L’art. 101 TFEU e, sul piano nazionale il corrispondente art 2 L. n. 287/1990, vieta le intese e pratiche concordate tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di restringere o falsare la concorrenza, salvo che si tratti di intese che contribuiscano a migliorare:

  • la produzione o
  • la distribuzione dei prodotti e
  • promuovano il progresso tecnico o economico,

in modo da controbilanciare gli effetti negativi derivanti dai limiti alla concorrenza (art. 101 terzo comma TFEU).

Il regolamento n. 2790/1999 (in applicazione dell’art. 81 paragrafo 3 del trattato CE, ora art. 101 TFEU) prevede le categorie di accordi verticali che contribuiscono a migliorare la produzione o la distribuzione o a promuovere il progresso.

Tali accordi, tenuto conto dei vantaggi che controbilanciano gli effetti anticoncorrenziali, beneficiano dell’esenzione.
Ora, il patto di non concorrenza:

  • contenuto negli accordi verticali e
  • riguardante la previsione dell’obbligo di non concorrenza dopo la cessazione del rapporto,

rientra tra le ipotesi di deroga all’esenzione dall’applicazione delle norme comunitarie in tema di concorrenza agli accordi verticali e pratiche concordate, salvo che preveda cumulativamente:

  • le condizioni ivi indicate all’art. 5 del reg. CE 2790/99 e
  • che non corrispondano integralmente con i limiti contrattuali del patto di non concorrenza previsti dal diritto nazionale.

Il patto di non concorrenza, infatti, è valido solo se:

  • si riferisca a beni e servizi in concorrenza con i beni e servizi contrattuali,
  • sia limitato ai locali e terreni da cui l’acquirente ha operato durante il periodo contrattuale,
  • sia indispensabile per la protezione del know-how trasferito dal fornitore all’acquirente,
  • la durata dell’obbligo di non concorrenza sia limitata al periodo di un anno a decorrere dalla scadenza dell’accordo (art. 5 reg CE 2790/99).

Non è superfluo rilevare che il trasferimento di know how è un fattore molto importante per la valutazione della liceità e indispensabilità delle restrizioni alla concorrenza.

Ciò perchè sono proprio i vantaggi, in termini di incremento dell’efficienza e di investimento dovuti al trasferimento di know-how, a giustificare le restrizioni volte alla sua protezione.  Si vedano sul punto le Linee direttrici sulle restrizioni verticali, in G.U.C.E. 13 ottobre 2000, C 291/01.
(Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa, provvedimento del 27.01.2017 nella causa n.57107/2016 r.g. giudice S. Giani).