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Istigazione alla concorrenza sleale. Quando un terzo è responsabile

Istigazione alla concorrenza sleale altrui. Quando un terzo è responsabile.

Quando un soggetto (spesso un concorrente del datore di lavoro) istiga un dipendente altrui a violare l’obbligo di fedeltà può commettere concorrenza sleale.

Siamo in una ipotesi che si definisce di “responsabilità del terzo interposto per concorrenza sleale”. Infatti può capitare che il terzo:

  • istighi o
  • concorra alla violazione dell’obbligo di fedeltà del lavoratore subordinato.

Questa caso è riconducibile alla categoria concettuale della cooperazione all’altrui inadempimento che si verifica quando c’è una

  • induzione o
  • una intenzionale compartecipazione all’altrui violazione dell’obbligo di fedeltà.

Spesso il terzo per indurre il dipendente a compiere atti contrari ai suoi doveri gli promette: a) aumenti di stipendio, b) scatti di carriera, c) quote aziendali o d) la possibilità di ricoprire posizioni apicali nell’azienda concorrente.

Il terzo, spesso un competitor che intende acquisire il dipendente altrui (o meglio quasi sempre le informazioni commerciali da questo detenute), si adopera in mala fede (cioè con dolo) al fine:

  • di preordinare o
  • di rendere possibile o comunque
  • di agevolare, l’inadempimento di altro soggetto è cioè del dipendente con le modalità e le promesse sopra indicate.

Ora in realtà il terzo non è vincolato agli obblighi contrattuali che gravano sul dipendente stesso, il primo dei quali è l’obbligo di fedeltà.
Quindi per considerare il terzo come responsabile dell’inadempimento altrui, per esempio degli obblighi disciplinati dall’art. 2105 del cod. civ. è necessario provare che sia stato lui ad indurre il lavoratore subordinato altrui alla violazione del suo obbligo di fedeltà.

A titolo di esempio ricordo che si viola l’obbligo di fedeltà se si forniscono ai terzi: 1) le liste di clienti, 2) dei fornitori, 3) le principali condizioni di vendita dei prodotti che sono le cosiddette “notizie riservate”.
Quindi se non si accerta:

  1. che il terzo si sia appropriato di notizie riservate relative all’attività imprenditoriale del concorrente o
  2. l’istigazione o comunque un suo concorso all’inadempimento dell’obbligo di fedeltà del dipendente altrui

non sussiste la responsabilità del terzo interposto a titolo di concorrenza sleale ex art. 2598 c.c.

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n.13550, pubblicata il 30.05.2017, presidente A. Ambrosio)