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Un caso di responsabilità del terzo soggetto interposto in tema di concorrenza sleale.

Un caso di responsabilità del terzo soggetto interposto.
Anzitutto viene in questione il caso in cui il terzo si appropri, con la complicità del dipendente infedele, di informazioni riservate dell’imprenditore concorrente.
In tal caso, si applica il principio per cui l’imprenditore è tutelato nei confronti di
-atti di concorrenza rivolti a carpirgli segreti nei procedimenti produttivi o in genere attinenti all’organizzazione dell’impresa, oltre che degli
-atti volti ad appurare con mezzi subdoli notizie che, senza che siano veri e propri segreti, l’impresa concorrente non ritenga di mettere a disposizione del pubblico (si veda Corte di Cassazione, sentenza del 09.07.1971, n. 2199).

Principio che viene comunemente impiegato per sanzionare lo sviamento di clientela posto in essere utilizzando notizie sui rapporti con i clienti di altro imprenditore, acquisite nel corso di una pregressa attività lavorativa svolta da un terzo alle dipendenze di questo.
Notizie che – sebbene normalmente accessibili ai dipendenti – siano per loro natura riservate, in quanto non destinate ad essere divulgate al di fuori dell’azienda.
Si vedano: Corte di Cassazione, sentenza n. 12681 del 30.05.2007; Corte di Cassazione, sentenza n.3011 del 20.03.1991 e Corte di Cassazione sentenza n. 6274 del 31.03.2016.

La regola, affermata con riguardo all’attività dell’ex-dipendente vale infatti, a maggior ragione, quando l’appropriazione delle informazione si attui in costanza del rapporto lavorativo, in violazione dell’obbligo di fedeltà cui è tenuto il dipendente.
E’ da aggiungere che in presenza di un inadempimento all’obbligo ex art. 2105 c.c., gli atti del dipendente infedele, consistenti nel fornire ad altra impresa concorrente notizie:
-riservate
-sull’organizzazione e
-sulla attività del proprio datore di lavoro,
-idonee ad arrecargli danno,
-con vantaggio di detta impresa concorrente,
sono a quest’ultima imputabili a titolo di concorrenza sleale in forza di una presunzione di partecipazione di essa al fatto, valida fino a prova contraria.

Si vedano: Corte di Cassazione, sentenza del 20.04.1996, n. 3787 e Corte di Cassazione, sentenza del 20.11.1985, n. 5708.
(Corte di Cassazione, sezione 1? civile, sentenza n.13550, pubblicata il 30.05.2017, presidente A. Ambrosio).