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Testate giornalistiche e concorrenza sleale.

Testate giornalistiche e concorrenza sleale.

La Corte di Cassazione è costante nel considerare quale presupposto indefettibile per l’astratta configurabilità di un atto di concorrenza sleale la situazione di concorrenzialità tra due o più imprenditori. Cosa vuol dire?

Vuol dire che è necessario il contemporaneo esercizio di una stessa attività industriale o commerciale in un ambito territoriale anche solo potenzialmente comune.

Si vedano sul punto Corte di Cassazione, sentenza n. 1529 del 15-02-1999; Corte di Cassazione, sentenza n. 1617 del 14-02-2000 e Corte di Cassazione sentenza n. 17144 del 22-07-2009.

Di conseguenza l’atto di concorrenza sleale non è configurabile quando manchi il presupposto costituito dal rapporto di concorrenzialità. Si veda anche la Corte di Cassazione, sentenza n. 17459 del 09-08-2007.

La Corte di legittimità ritiene che tale interpretazione riposi proprio nel testo dell’art. 2598 cod. civ. dal quale emerge che l’atto di concorrenza sleale presuppone, appunto, una concorrenza.

E tale concorrenza è intesa in termini di svolgimento di una medesima attività.

Non a caso, infatti, la sentenza n. 1259 del 1999 ha accertato la possibile esistenza di un atto simile in una controversia tra due testate giornalistiche.

Tuttavia non è giuridicamente concepibile un atto di concorrenza sleale tra:

  • una testata giornalistica sia pure di sicuro rilievo nazionale quale il quotidiano La Repubblica ed inserita in un gruppo imprenditoriale ben definito ed
  • un gruppo imprenditoriale, quale quello facente capo alla Mediaset s.p.a.

Ciò in quanto quest’ultimo svolge un’attività estremamente ampia e ramificata e non riconducibile al solo settore dell’informazione.

La Corte di Cassazione però ha statuito che, nonostante la sicura assenza dell’atto di concorrenza sleale, non è detto che in generale a fronte delle affermazioni denigratorie utilizzate non si possa riscontrare la diffamazione (che però nel caso specifico è stata esclusa).

(Corte di Cassazione civile, sezione 3°, sentenza n. 2081 pubblicata il 05-02-2015, presidente G.B. Petti).