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Storno illecito di dipendenti altrui.

Storno illecito di dipendenti altrui.

Quali sono gli elementi costitutivi dello storno illecito di dipendenti altrui, ovverosia appartenenti ad un concorrente?

Dottrina e giurisprudenza hanno individuato determinati indici di concorrenza sleale per storno di dipendenti.

Tali elementi vanno attentamente scrutinati dal giudice poichè i principi generali vigenti in materia sono quelli:

  • della libera circolazione del lavoro e
  • della libertà di concorrenza sul mercato.

Tali due libertà sono costituzionalmente garantite dagli artt. 4, 35 e 41 della Costituzione.
In ragione di tali principi ogni lavoratore è libero di cercare sul mercato nuovi sbocchi professionali.

Il bagaglio di conoscenze ed esperienze maturato nella precedente esperienza lavorativa non deve diventare un vincolo che lo lega al precendete datore di lavoro, ma deve essere una risorsa da spendere sul mercato del lavoro.
La limitazione di tale libertà di lavoro costituisce un’eccezione e deve essere contenuta entro rigorosi confini. Il lavoratore è libero di tentare di migliorare la propria posizione professionale (Trib. Milano, 25 gennaio 2006). Mentre l’impresa è libera di tentare di assumere i migliori professionisti sul mercato, anche sottraendoli ad imprese concorrenti.
Il tutto deve avvenire:

  • senza animus nocendi ed
  • in maniera leale.

Infatti la concorrenza sleale non puo’ mai derivare:

  1. dalla mera constatazione di un passaggio di collaboratori (cosiddetto storno di dipendenti) da un’impresa ad un’altra concorrente,
  2. ne’ dalla contrattazione che un imprenditore intrattenga con il collaboratore del concorrente.

Infatti queste attività sono legittime essendo espressione dei principi:

  • della libera circolazione del lavoro e
  • della liberta’ di iniziativa economica.

Si veda: Corte di Cassazione, sentenza n. 5671 del 1998 e Corte di Cassazione, sentenza n. 6712 del 1996.
Per essere considerato illecito lo storno dei dipendenti altrui è necessario che sia posto in essere con modalità  tali da non potersi giustificare alla luce dei principi di correttezza professionale.

In pratica ciò avviene quando il fine dell’autore è solo quello di danneggiare:

  • l’organizzazione e
  • la struttura produttiva

dell’imprenditore concorrente. Si veda: Corte di Cassazione, sentenza n. 6079 del 1996 e Corte di Cassazione, sentenza n. 5718 del 1996.

(Tribunale Ordinario di Milano, sezione specializzata per l’impresa -A- sentenza n.143 pubblicata il 20.01.2017, giudice dott.ssa A. Dal Moro).