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Storno di dipendenti altrui.

Storno di dipendenti altrui.

Per individuare la scorrettezza concorrenziale in relazione allo storno di dipendenti altrui, occorre considerare:

  • i mezzi utilizzati, valutando le modalità di reclutamento dei dipendenti stornati,
  • gli effetti potenzialmente ‘destrutturanti’ sull’altrui organizzazione aziendale del concorrente e 
  • la parassitaria sottrazione di avviamento.

Questi sono i tre elementi indiziari da cui emerge l’animus nocendi e cioè la volontà di nuocere il competitor, di disgregare la sua realtà aziendale.
L’animus nocendi è per costante giurisprudenza un criterio puramente oggettivo. Nel particolare andranno valutati:

  • a) la quantità del soggetti stornati;
  • b) la portata dell’organizzazione complessiva dell’impresa concorrente;
  • c) la posizione che i dipendenti stornati rivestivano all’interno dell’azienda concorrente;
  • d) la scarsa fungibilità dei dipendenti;
  • e) la rapidità deper parte della dottrinallo storno (ovverosia le tempistiche del medesimo);
  • f) il parallelismo con l’iniziativa economica del concorrente stornante.

Si vedano sul punto le numerose sentenze: Corte di Cassazione, sentenza n.13658 del 22.07.2004; Corte di Cassazione, sentenza n. 23045 del 30.10.2009; Corte di Cassazione, sentenza n. 20228 del 4.9.2013.
Le sopra indicate situazioni oggettive, che per il loro grado di pericolosità, sono state tipizzate dalla giurisprudenza per ravvisare la fattispecie di concorrenza sleale per storno di dipendenti.

Mentre per parte della dottrina, determinano di per se stesse l’illiceità dello storno, senza necessità neppure di ricorrere all’artificio della nozione di animus nocendi.  Quindi nel caso in cui passino da una impresa all’altra:

  1. un numero modesto di ex collaboratori (solo due o tre),
  2. durante un arco temporale ampio (quasi tre anni),
  3. assunti con contratti a progetto o a termine dal concorrente che ha subito lo storno,

non sussistono gli estremi dell’animus nocendi.

In conclusione non vi sono elementi sufficienti a supporto della consapevole volontà di disgregazione dell’azienda attrice da parte della convenuta. 
(Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di l’impresa A- sentenza n.12889 pubblicata il 23.11.2016, Presidente C. Marangoni).