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Storno di dipendenti specializzati e concorrenza sleale

Storno di dipendenti specializzati.

Il semplice storno di dipendenti specializzati non costituisce di per sé atto di concorrenza sleale.

Il passaggio di dipendenti da una impresa ad un’altra (nel caso specifico 5) non è di per sé illecito ma rientra nel normale estrinsecarsi del mercato lavorativo. Tuttavia tale fatto assume i connotati dell’illecito concorrenziale se attuato da una impresa con l’intenzione di danneggiare (animus nocendi) l’impresa concorrente.

L’animus nocendi è uno stato soggettivo che, per poter essere valutato, deve tradursi in elementi oggettivi.

Nel caso affrontato dal Tribunale di Torino 5 dipendenti su 16 dipendenti dell’ufficio tecnico su 70 dipendenti complessivi non è stato considerato significativo anche se si trattava di personale di livello tecnico specializzato elevato.

Inoltre:

  • l’attrice non ha dimostrato che la convenuta ha indotto i detti lavoratori a lasciare il proprio datore di lavoro e
  • la convenuta ha dimostrato anche che l’assunzione è avvenuta attraverso l’attività di agenzie specializzate nella ricerca di personale,
  • la fuoriuscita di dipendenti è risultata ampiamente giustificata e motivata dalle notizie preoccupanti  che i dipendenti avevano ricevuto riguardo le politiche del nuovo gruppo che aveva acquistato l’impresa ove essi lavoravano.

Le notizie erano relative ad esuberi, contestazioni sindacali, delocalizzazioni e programmi di licenziamento tanto che altri dipendenti avevano deciso di lasciare la stessa in quel periodo.

Inoltre l’attrice non aveva dimostrato che:

  • che la fuoriuscita dei dipendenti aveva causato il blocco della sua attività produttiva e
  • che avesse subito specifici ed elevati costi per la ricerca e l’assunzione di altro personale e la riorganizzazione dell’ufficio tecnico.

(Tribunale Ordinario di Torino, Tribunale delle imprese, sentenza n. 5185 pubblicata il 12.11.2018, rel. S. Vitrò)

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