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storno di clientela: irrilevanza penale se…

La Corte di Cassazione, sezione III penale, con la sentenza n. 12227 del 24-03-2015  ha escluso la punibilità penale per un concorrente che ha utilizzato delle informazioni riservate per stornare la clientela di un altro imprenditore concorrente (si pensi al caso, per esempio, dell’aiuto di dipendenti infedeli che passano le liste dei clienti con i prezzi praticati alla concorrenza).

Semplici atti di concorrenza sleale quindi per questa pronunzia della Cassazione hanno delle conseguenze solo dal punto di vista civilistico e non penalistico.

Per avere effetti di natura penale:

1) gli atti di concorrenza sleale devono incidere “a monte” dell’impresa concorrente nel senso di alterarla nella sua funzionalità, oppure.

2)la condotta di chi altera la concorrenza ricorrendo a mezzi scorretti integra il reato di cui all’art. 513 del codice penale solo qualora sia posta in essere anche al fine specifico di turbare o impedire un’industria o un commercio e, cioè, di attentare alla libertà di iniziativa economica (ritengo sia un po difficile da provare a livello processuale se non casi di completa disgregazione aziendale).

Nel caso in cui non vi sia tale fine, una condotta di illecita concorrenza, può esser penalmente sanzionata solo mediante

3)l’art. 513 bis c.p. se accompagnata da violenza o minaccia.

Diversamente, anche in questo caso si è in presenza di una mero inadempimento di carattere civilistico ex art. 2958 c.c.

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