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Situazione aziendale del concorrente.

Situazione aziendale del concorrente.

Gettare discredito sulla situazione aziendale del concorrente per stornarne i collaboratori è concorrenza sleale.

Anche se è vero che la mera constatazione di un passaggio di collaboratori da un’impresa all’altra non è di per sè sufficiente ad integrare gli estremi di un illecito concorrenziale ai sensi dell’art. 2598 n.3 c.c.
Occorre l’induzione degli altrui dipendenti:

  1. ad abbandonare l’impresa di appartenenza
  2. per aggregarsi alla propria organizzazione con modalità particolari.

Tali modalità devono evidenziare:

  • il proposito dell’imprenditore di vanificare lo sforzo d’investimento del suo antagonista,
  • determinando nel mercato un effetto confusorio o discreditante ovvero parassitario
  • tale da consentire a chi lo cagiona di appropriarsi dei frutti dell’attività di chi lo subisce.

Si vedano le sentenze: Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 13424 del 23.05.2008; Corte di Cassazione, sentenza n. 5671 del giugno 1998 e la Corte di Cassazione, sentenza n. 6079 del 03.07.1996.
Il comportamento complessivamente attribuito ad un concorrente scorretto si ritiene contrario alle regole di una lecita concorrenza quando volto a gettare il discredito:

  • a)sulla situazione aziendale della società concorrente e
  • b)sull’affidabilità dei suoi dirigenti,

al fine di attrarre a sè il personale del settore commerciale della concorrente. Infatti in questa maniera il concorrente scorretto può utilizzare il patrimonio di conoscenze e di contatti di questi ultimi per lo sviluppo della propria attività.

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 6274 del 31-03-2016, presidente A. Ceccherini).

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