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Scambio di informazioni come pratica anticoncorrenziale.

Scambio di informazioni.

Lo scambio di informazioni tra imprese è il metodo usato per porre in essere pratiche commerciali anticoncorrenziali.

Più soggetti possono essere coinvolti nelle indagini dell’Antitrust se danno vita ad un complesso sistema di alterazione delle dinamiche competitive attraverso il coordinamento delle loro condotte commerciali.
Gli operatori del mercato non possono:

  • a)accordarsi sugli aumenti dei prezzi di listino (per esempio tra il 3% ed il 5%) che vengono comunicati ogni anno agli operatori della grande distribuzione e
  • b)scambiarsi informazioni sulle principali variabili sulle quali normalmente i competitor assumono atteggiamenti concorrenziali (come per esempio sulle condizioni di negoziazione con gli operatori della distribuzione).

Lo scambio di informazioni puo’ avvenire:

  • a) durante le riunioni associative o
  • b) al di fuori di riunioni associative ufficiali, spesso segrete.

La pratica è illecita anche se spesso lo scambio di informazioni e l’accordo sui prezzi avvengono per contrastare un competitor particolarmente aggressivo sul mercato (per esempio se inizia una politica particolare sui prezzi).
Lo scambio di informazioni illecito, come specificato dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia (causa C -204/00, sentenza del 07-01-2004) avviene:

  • prevalentemente in modo clandestino,
  • le riunioni sono segrete, spesso in un paese terzo e
  • la documentazione ad esse relativa è ridotta al minimo.

Cio’ che deve emergere dallo scambio di informazioni è un unico disegno anticoncorrenziale che riduce qualsiasi incentivo ad adottare autonome strategie commerciali.

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