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Risarcimento del danno morale in caso di concorrenza sleale.

Risarcimento del danno morale in caso di concorrenza sleale.

Il risarcimento del danno morale in caso di concorrenza sleale è pienamente ammissibile.

L’invio di un file (che era utile per le strategie commerciali di una società concorrente da parte della dipendente (pochi giorni prima di dimettersi) e la ricezione del file da parte del legale rappresentante della società concorrente (nel frattempo anch’egli dimessosi e diventato amministratore delegato della nuova società concorrente) integra un comportamento professionalmente scorretto, in quanto idoneo potenzialmente a danneggiare la società datrice di lavoro.
Inoltre la ex dipendente:

  • non aveva dimostrato di essere stata autorizzata all’invio del file ed inoltre
  • era risultato aver commesso altri fatti rilevanti come l’invio di ulteriore documentazione riservata riguardante l’azienda datrice di lavoro.

Nel caso di specie la ex dipendente è stata condannata con il legale rappresentante della nuova società costituita in concorso al risarcimento del danno morale (cioè il danno non patrimoniale) perchè il loro comportamento integrava i reati di cui agli artt. 615 ter e quater c.p. (violazione del domicilio informatico e divulgazione di segreti informatici. Infatti i due erano anche stati condannati anche in sede penale dal Tribunale di Milano).

La condotta di entrambi violava il bene della concorrenza, atteso che il libero mercato presuppone una concorrenza improntata a criteri di correttezza tra gli imprenditori nell’interesse:

  • delle imprese,
  • dei consumatori e
  • dell’economia in generale.

Il risarcimento del danno morale in una causa per concorrenza sleale è stato giustificato:

  • a)sulla base non solo della condanna degli ex dipendenti in sede penale,
  • b)ma alla luce del disposto dell’art. 2059 c.c.
  • c)poichè gli ex dipendente avevano violato un bene di rilevanza costituzionale, qual è la libertà di iniziativa economica privata ai sensi dell’ articolo 41 della Costituzione.

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 13085 pubblicata il 24-06-2015, presidente R. Rordorf).

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