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Il danno da concorrenza sleale. Non è in re ipsa.

Il danno da concorrenza sleale. Non è in re ipsa.

La Cassazione ha statuito  ancora una volta che fra la disciplina della concorrenza sleale e quella dell’illecito civile vi sia un rapporto un rapporto di specie a genere.

Tale rapporto consente di colmare le lacune della prima (la concorrenza sleale) mediante il ricorso alle regole generali proprie della seconda (cioè dell’illecito civile o anche detto aquiliano).

Tale principio è pacifico in dottrina ma anche per la Cassazione.

Non sussiste in caso di illecito concorrenziale o di distorsione del mercato, un danno cosiddetto in re ipsa.

Tale danno va autonomamente provato in base ai principi generali che regolano il risarcimento dei danni da fatto illecito: chi intenta una causa per concorrenza sleale deve sempre provare i danni che ritiene di aver patito.

Solo dopo che si è dimostrato il danno, si potrà ricorrere, in difetto di prova sul quantum preciso, al criterio equitativo ai fini della liquidazione.

(Corte di Cassazione con sentenza del giorno 25.09.2012,  n. 16294)

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