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Risarcimento danni morali per concorrenza sleale.

Risarcimento danni morali per concorrenza sleale.

Il risarcimento danni morali per concorrenza sleale spetta anche in sede penale ad un Ordine professionale nel caso in cui un soggetto terzo e non abilitato alla professione li abbia cagionati all’Ordine stesso ed a tutti i suoi iscritti. 

Un Ordine professionale può richiedere di essere ammesso come parte civile in un procedimento penale contro un imputato al fine di richiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e morali anche per la concorrenza sleale commessa a proprio danno ed a danno degli iscritti all’Ordine.

La costituzione come parte civile di un Ordine professionale nel procedimento a carico di soggetto imputato di esercizio abusivo della professione alla cui tutela l’Ordine è preposto è ammissibile se la costituzione:

  • non si fonda solo sull’asserita lesione degli interessi morali della categoria, ma
  • anche sul danno patrimoniale che, sia pure indirettamente, sia derivato ai professionisti dalla concorrenza sleale del soggetto non abilitato (si veda sul punto Corte di Cassazione, sezione 4 penale, sentenza n. 22144 del 06.02.2008, Rv. 240017).

Su questa base, la Corte di Cassazione ha riconosciuto legittima la pronuncia della Corte di merito che:

  1. ha correttamente evidenziato che dall’atto di costituzione dell’Ordine degli Psicologi risultava con sufficiente chiarezza che il risarcimento del danno era richiesto “in relazione alla associazione finalizzata all’abusivo esercizio della professione e quindi anche al reato-fine”,
  2. specificando che il reato-fine indicato era quello di esercizio abusivo della professione ex art. 348 cod. pen. e di conseguenza
  3. ha condannato l’imputato al risarcimento danni morali per concorrenza sleale.

(Corte di Cassazione, sezione 6 penale, sentenza n. 39339 pubblicata il 28.06.2017, Presidente F. Ippolito).