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Rinuncia al patto di non concorrenza e clausole vessatorie per l’agente

Rinuncia al patto di non concorrenza e clausole vessatorie per l’agente.

Si possono inserire o eliminare clausole contrattuali anche in un patto di non concorrenza già stipulato oppure si può rinunciare ad esso se fa parte di un più ampio regolamento contrattuale e non è necessaria la “doppia firma”.

La Cassazione ha stabilito che tali singole clausole contrattuali non siano vessatorie.

Ora, le clausole vessatorie onerose sono subordinate alla specifica approvazione per iscritto, ma tali clausole sono solo quelle inserite:

  • in contratti con condizioni generali predisposte da uno solo dei contraenti ovvero
  • in contratti conclusi mediante sottoscrizione di moduli o formulari.

Insomma sono i cd. contratti “per adesione” che servono per regolare una serie indefinita di rapporti, tanto dal punto di vista sostanziale quanto dal punto di vista formale.

Si vedano sul punto Carte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 3989 del 1977; Cassazione civile sentenza n. 2294 del 2001; Cassazione, sentenza n. 12153 del 2006, Cassazione, sentenza n. 7607 del 2015.

Non possono, invece, ritenersi “per adesione” i contratti (come il patto di non concorrenza):

  1. predisposti da uno dei due contraenti (la banca) in previsione e con riferimento a singole e specifiche vicende negoziali
  2. a cui l’altro contraente (il promotore finanziario o l’agente) possa, del tutto legittimamente, richiedere ed apportare le necessarie modifiche dopo averne liberamente apprezzato il contenuto.

Il patto di non concorrenza, cosi come le sue clausole, nella fattispecie affrontata dalla Corte, facevano riferimento a singoli casi concreti. Si trattava in sostanza di una platea limitata e ben definita di soggetti, vale a dire i soli promotori finanziari della banca che avevano sottoscritto un contratto di agenzia.

Il patto di non concorrenza cosi come le clausole sono quindi sottratte all’ambito di applicazione degli artt. 1341 e 1342 cod. civ. e quindi a quello della “doppia firma” 

(Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n.4190 pubblicata il 19.02.2020, rel. P. Negri Della Torre)

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