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Relazioni commerciali ed etica.

Relazioni commerciali ed etica del mercato.

La nozione di concorrenza sleale contenuta nell’art. 2598 cod. civ. deve essere desunta dalla ratio della norma stessa che impone alle imprese operanti nel mercato

  • regole di correttezza e di lealtà, in modo che
  • nessuna si possa avvantaggiare nella diffusione e
  • collocazione dei propri prodotti o servizi,
  • con l’adozione di metodi contrari all’etica delle relazioni commerciali.

Ne consegue che si trovano in situazione di concorrenza tutte le imprese:

  1. i cui prodotti e servizi concernano la stessa categoria di consumatori e
  2. che operano in una qualsiasi delle fasi della produzione o del commercio destinata a sfociare nella collocazione sul mercato di tali beni.

Infatti, quale che sia l’anello della catena che porta il prodotto alla stessa categoria di consumatori in cui si collochi un imprenditore, questi viene a trovarsi in conflitto potenziale con gli imprenditori posti su anelli diversi, proprio perchè è la clientela finale quella che determina il successo o meno della sua attività.
Di conseguenza:

  • ognuno di essi è interessato a che gli altri rispettino le regole di cui all’art. 2598 cod. civ. (Corte di Cassazione, sentenza n. 4458 del 1997) e 
  • la produzione e la distribuzione di gabbiette per tappi di bottiglia è strettamente connessa con la fabbricazione delle macchine che dette gabbiette producono

onde a diversi livelli i produttori in questione insistono nel medesimo settore di attività.

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n.4739 pubblicata il 23-03-2012, presidente D. Plenteda).

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