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Reato di concorrenza illecita.

Reato di concorrenza illecita.

Il reato di concorrenza illecita mediante violenza o minaccia non si applica solo alla criminalità organizzata.

In origine il reato di concorrenza illecita ai sensi dell’art. 513 bis c.p. era stato studiato per essere applicato alle organizzazioni malavitose.

Infatti nella relazione alla proposta di legge n° 1581 presentata il 31/03/1980 (primo firmatario La Torre), poi recepita nella legge n° 646/1982 (che introdusse questa norma) si legge: “con la previsione del reato di illecita concorrenza con minaccia o violenza, si punisce un comportamento tipico mafioso che è quello di scoraggiare con esplosione di ordigni, danneggiamenti o con violenza alle persone, la concorrenza.

Il reato è stato collocato tra i reati contro l’economia pubblica perché riteniamo che ad esserne immediato offeso è l’interesse tutelato nel titolo VIII del libro secondo del codice penale […]”.

La ratio legis è quindi quella della tutela della concorrenza e dell’economia pubblica.

Tuttavia nel testo definitivo è stato eliminato il riferimento alla criminalità organizzata.

Quindi l’ambito di applicazione è diventato ancora più esteso.

Quindi può essere applicato non solo nel caso di organizzazioni malavitose, ma anche a singoli imprenditori se pongono in essere atti di concorrenza sleale illeciti penalmente ovverosia se utilizzano:

  • a) la violenza o
  • b) la minaccia.

Infatti la Corte di legittimità ha evidenziato che il riferimento alle condotte tipiche della criminalità organizzata non intende affatto dimensionare l’ambito di applicabilità della norma restringendolo alle sole operazioni di criminalità organizzata, ma solo caratterizzare i comportamenti punibili con il ricorso ad un significativo parallelismo. Si veda Corte di Cassazione, sentenza n. 13691 del 2005.

(Corte di Cassazione, sezione 2° penale, sentenza n. 15781 pubblicata il 26-03-2015).

 

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