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quando lo storno dei dipendenti è lecito

La costruzione della figura giuridica dello storno di dipendenti come rientrante nell’ipotesi di cui all’art. 2598 n.3 c.c. è di natura giurisprudenziale.

Per i giudici tale fattispecie deve essere individuata caso per caso attraverso le modalità nelle quali la vicenda si svolge.

I giudici ritengono vi sia concorrenza sleale a norma dell’art. 2598 n.3 c.c. quando l’assunzione di dipendenti altrui o la ricerca della loro collaborazione avviene non tanto per la capacità dei medesimi ma per l’utilizzazione altrimenti impossibile o vietata delle conoscenze tecniche usate presso l’altra impresa.

Il concorrente fa ricorso a tale pratica, proprio in quanto non ha quelle conoscenze, evita il costo dell’investimento in ricerca e pone in essere una concorrenza che altrimenti non sarebbe in grado di realizzare.

In generale non è vietato ad un imprenditore ricercare nel mercato il collaboratore migliore anche sottraendolo attraverso una legittima e palese contrattazione sulla sua retribuzione al concorrente. Ciò è fisiologico ad un mercato concorrenziale e questa è una concorrenza legittima.

Ciò che è illegittimo è “l’animus nocendi” cioè la diretta ed immediata direzione dell’atto ad impedire al concorrente di continuare a competere, attesa l’esclusività di quelle nozioni tecniche e delle relative professionalità che le rendono praticabili.

Lo storno illecito si configura dunque come:

a)effetto e contenuto di una attività parassitaria, che

b)salta il costo dell’investimento in ricerca ed in esperienza, e

c)priva il concorrente del corrispondente risultato della sua ricerca e della sua esperienza, e

d)altera significativamente la correttezza della competizione.

La Corte di Cassazione ha considerato lecito lo storno poiché, nel caso specifico, i lavoratori trasmigrati:

1)non erano assolutamente essenziali per l’impresa,

2)non erano stati indotti a trasferirsi per ragioni illegittime, e

3)per gli stessi lavoratori era più conveniente, anche individualmente, dal punto di vista logistico trasferirsi a lavorare presso la nuova impresa (erano più vicini alle loro residenze).

(Corte di Cassazione, sezione 1°, sentenza n. 9386, pubblicata il 08-06-2012; Presidente Vitrone Ugo)

(Altre sentenze della Corte di Cassazione conformi: n. 1263 del 1989, n. 5671 del 1998 e la n. 13658 del 2004)

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