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prova della concorrenza sleale – entità danno – criterio equitativo

Nel caso in cui si accertino concreti fatti materiali di concorrenza sleale, ai sensi dell’art. 2600 comma 3° cod. civ. vi è una presunzione di colpa.

Di conseguenza non è quindi necessaria la dimostrazione dell’elemento soggettivo dell’illecito.

E sarà l’autore del fatto materialmente antigiuridico a dover provare la sua esclusione di responsabilità.

Tuttavia in mancanza di prova certa circa il pregiudizio concreto ed effettivo il danno andrà liquidato in maniera equitativa.

Il danno cagionato dal compimento di atti di concorrenza sleale non è “in re ipsa”, ma essendo una conseguenza diversa ed ulteriore rispetto alla distorsione delle regole delle concorrenza, richiede di essere autonomamente provato secondo i principi generali che regolano il risarcimento da fatto illecito.

Da ciò ne consegue che solo la dimostrazione dell’esistenza del danno consente il ricorso al criterio equitativo ai fini della liquidazione.

(Cassazione civile, sezione 1° sentenza n. 25921 del 23-12-2015, Presidente Forte Fabrizio)

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