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Concorrente sleale e risarcimento del danno.

Concorrente sleale e risarcimento del danno.

Nel caso in cui si accertino concreti fatti materiali di concorrenza sleale, ai sensi dell’art. 2600 comma 3° cod. civ. vi è una presunzione di colpa.

Di conseguenza non è quindi necessaria la dimostrazione dell’elemento soggettivo dell’illecito (il dolo o la colpa).

E sarà l’autore del fatto materialmente antigiuridico (cioè il concorrente sleale) a dover provare la sua esclusione di responsabilità.

Tuttavia in mancanza di prova certa circa il pregiudizio:

  • concreto ed
  • effettivo

il danno andrà liquidato in maniera equitativa.

Il danno cagionato dal compimento di atti di concorrenza sleale non è “in re ipsa”, ma essendo:

  • una conseguenza diversa ed ulteriore rispetto alla distorsione delle regole delle concorrenza,

richiede di essere autonomamente provato secondo i principi generali che regolano il risarcimento da fatto illecito ai sensi dell’art.2043 c.c.

Da ciò ne consegue che solo la dimostrazione dell’esistenza del danno consente il ricorso al criterio equitativo ai fini della liquidazione.

(Cassazione civile, sezione 1° sentenza n. 25921 del 23-12-2015, Presidente Forte Fabrizio)

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