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Prodotti confondibili e la concorrenza sleale.

Prodotti confondibili e la concorrenza sleale.

L’interesse tutelato, nell’ ipotesi di cui all’ art. 2598 n. 1 c.c., che pone il divieto specifico di atti confusori inerenti i nomi e segni distintivi o i prodotti, è quello:

-dell’imprenditore all’ identità commerciale, oltre

-al correlativo interesse dei consumatori contro gli sviamenti dagli stessi atti determinati,

Non è invece ricompreso nella finalità della norma l’interesse all’ esclusività dell’adozione di forme non distintive o aventi carattere funzionale.

E’ infatti meritevole di tutela, sotto il profilo della concorrenza sleale, anche l’aspetto caratteristico esteriore  per esempio:

-il profilo,

-i colori caratteristici,

-la sagoma degli edifici dell’organizzazione aziendale,

avente valore distintivo dell’organizzazione in sé.

Ciò in quanto comunemente proprio i colori, i simboli, i connotati esteriori del complesso aziendale:

-nella loro impressione di insieme,

-presenti costantemente in una data organizzazione e non rispondenti ad esigenze funzionali,

esercitano una funzione di richiamo a distanza del consumatore.

Quest’ultimo quando rinviene uno o più di detti elementi:

-si attende di rinvenire gli altri o di trovarsi di fronte ad una sede di una data azienda ed

-è indotto a presumere che il prodotto ivi commercializzato provenga da quella certa impresa.

Sotto questo profilo particolarmente rilevante è l’insegna, quale segno distintivo del locale dove si svolge l’attività imprenditoriale.

(Tribunale di Roma, sez. XVII specializz. in materia di impresa, sentenza n. 1676/2018 – rep. 1625/2018 – pubblicata il 24.01.2018  giudice rel. G. Russo).

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