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Principi base della concorrenza sleale.

Principi base della concorrenza sleale.

La sentenza n.11224 del 2015 è importante perchè specifica 4 principi base della concorrenza sleale:

  • 1) la responsabilità del terzo interposto,
  • 2) cosa si intende per attività in concorrenza,
  • 3) la tutela della ditta ai sensi dell’art. 2598 n.1 c.c. e
  • 4) la liquidazione del danno da concorrenza sleale in via equitativa.

1)La responsabilità del terzo.
La Corte ha specificato che è indiscussa nella propria giurisprudenza la corresponsabilità del terzo che “agisca per conto di un concorrente del danneggiato o comunque in collegamento con lo stesso”.  Si vedano sul punto: Corte di Cassazione, sezione 2 civile, sentenza n. 9117 del 06-06-2012, n. 9117; Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 13071 del 08-08-2003, n. 13071, Corte di Cassazione, sezione 1’civile, sentenza n. 5375 del 11-04-2001.

2)L’attività in concorrenza.
In relazione all’attività sociale di due società in concorrenza ed all’oggetto (che nel caso di specie era identico, benchè in uno statuto si parlasse di “formazione” e nell’altro di “addestramento” all’informatica) la Corte ha precisato che ciò che rileva è in definitiva l’attività effettivamente esercitata. Quindi indipendentemente dall’oggetto sociale.

3)La tutela della ditta ex art. 2598 n.1 c.c.
Mentre ai fini della tutela della ditta o della denominazione sociale accordata dagli artt. 2564 e 2567 c.c., quando si deduca il pericolo di confusione per l’uso fattone da altro imprenditore, così come ai fini della tutela ex art. 2598 n. l c.c. è sufficiente che si verifichi una situazione potenzialmente pregiudizievole e cioè:

  • la virtuale possibilità di confusione tra le ditte e le denominazioni sociali di due imprenditori,
  • ovvero l’astratta idoneità del comportamento tenuto dalla ditta o società concorrente ad incidere negativamente sul profitto che l’imprenditore si propone di ottenere attraverso l’esercizio dell’impresa. Si veda anche Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 10728 del 15-12-1994.

4)La liquidazione del danno in via equitativa.
Il danno cagionato dal compimento di atti di concorrenza sleale va liquidato secondo i principi generali che regolano il risarcimento da fatto illecito, anche per quanto attiene all’ammissibilità ed ai presupposti della liquidazione equitativa. Si vedano: Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 7306 del 26-03-2009; Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 1000, del 16-01-2013.

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n.11224, pubblicata il 29-05-2015, presidente R. Rordorf).

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