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Personale commerciale della concorrenza.

Personale commerciale della concorrenza.

Il personale commerciale della concorrenza può essere stornato solo con modalità lecite.

La sentenza impugnata ha infatti addebitato al ricorrente il compimento di atti di concorrenza sleale riconducibili al disposto dell’art. 2598 n. 3 cod. civ.
La sentenza del giudice di merito ha accertato la compartecipazione all’attuazione di un disegno complessivo volto a consentire ad una società di utilizzare, mediante lo storno di personale commerciale di altra società:

  1. le conoscenze di questi ultimi e
  2. la rete di contatti creata dalla società concorrente.

La Corte di Cassazione ha considerato corretta l’interpretazione del giudice di merito in quanto immune da vizi logici. I giudici hanno dato preminente rilievo alle deposizioni rese dai testimoni. (I testimoni nelle cause di concorrenza sleale, soprattutto avuto riguardo all’art. 2598 n.3, sono molto importanti. Possono determinare l’esito di una causa).
Nel caso affrontato erano emersi in causa:

  • 1)una pluralità di comportamenti chiaramente finalizzati a sottrarre il maggior numero possibile di collaboratori,
  • 2)dichiarazioni volte a screditare i vertici aziendali,
  • 3)apprezzamenti fortemente negativi diffusi ai terzi in ordine alla situazione complessiva della società,
  • 4)sollecitazioni ai dipendenti a tenere atteggiamenti contrari ai loro doveri e
  • 5)l’appropriazione degli elenchi della clientela e dei distributori normalmente utilizzati dalla società concorrente.

La natura delle condotte accertate:

  • a)caratterizzate dalla diffusione di notizie pregiudizievoli per l’immagine della società concorrente ed
  • b)idonee a rivelare l’intento di appropriarsi della rete di agenti e collaboratori

della società concorrente creata per la commercializzazione dei propri prodotti, ha consentito alla Corte di ritenere giustificata la qualificazione dello storno del personale commerciale della concorrenza come attività contraria ai principi di correttezza professionale come stabilito dall’art. 2598 n.3 del cod. civ.

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 6274 del 31-03-2016, presidente A. Ceccherini).

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