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Perchè sono lecite le vendite sottocosto?

Perchè sono lecite le vendite sottocosto?

Parola fine dalla Cassazione sulla legittimità delle vendite sottocosto. 

Perché l’art. 41 della Costituzione stabilisce che:

  • “l’iniziativa economica privata è libera” e
  • che “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.

Ora l’ ”utilità sociale” prevede un limite alla libertà d’impresa. Tale limite deve essere inteso con riguardo al c.d. interesse del mercato.

L’utilità sociale va quindi ricercata in ciò che nuoce o giova al buon funzionamento del mercato, quindi, alla generalità dei consumatori.

E’ questo l’interesse generale, a prescindere dalla convenienza di una determinata categoria professionale o imprenditoriale.

Non coincide quindi con il mero interesse di un altro concorrente a non essere messo in difficoltà dalla politica dei prezzi di un competitor.

La scorrettezza nella fissazione di un determinato prezzo non può quindi dipendere dal solo fatto che i concorrenti ne siano messi in difficoltà.

In ciò sta l’essenza stessa della concorrenza, cui è connaturato l’elemento competitivo per il quale ciascuno dei concorrenti si sforza di prevalere sull’altro.

In conclusione quindi si può sostenere che:

  1. la fissazione di prezzi più o meno bassi è atto di concorrenza sleale,
  2. in un determinato mercato o in un settore rilevante di esso,
  3. in quanto essa contrasti con il divieto di abuso di posizione dominante (art. 82 Trattato istitutivo dell’Unione Europea e art. 3 della Legge n. 287 del 1990).

Quindi la giurisprudenza considera la vendita sottocosto (o comunque a prezzi non immediatamente remunerativi) come contraria ai doveri di correttezza ai sensi dell’art. 2598, comma 1, n. 3, c.c. solo se si connota come illecito antitrust e quindi se:

  • a porla in essere sia un’impresa che muove da una posizione di dominio (posizione dominante) e che,
  • in tal modo, frapponga barriere all’ingresso di altri concorrenti sul mercato o comunque
  • indebitamente abusi di quella sua posizione non avendo alcun interesse a praticare simili prezzi se non, appunto, quello di eliminare i propri concorrenti per poter poi rialzare i prezzi approfittando della situazione di monopolio così venutasi a determinare (finalità predatorie).

(Si veda l’ordinanza n. 2920 della Cassazione civile sez.1, rel. L. Nazzicone)

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