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Patto di non concorrenza violato dal dipendente.

Patto di non concorrenza violato dal dipendente.

Capita spesso che il patto di non concorrenza venga violato dal dipendente. Ora l’imprenditore deve valutare:

  • se gli conviene procedere contro il dipendente e 
  • soprattutto per quale motivo.

Nel caso in cui un imprenditore non abbia più interesse ad imporre l’adempimento del patto di non concorrenza al dipendente e quest’ultimo lo abbia violato può richiedere:

  1. la risoluzione del patto e
  2. il risarcimento del danno che il dipendente gli ha causato.

Tuttavia l’inadempimento del dipendente deve essere di una certa “gravità” secondo le regole generali in tema di inadempimento e risoluzione dei contratti. Per esempio se il dipendente dopo aver sottoscritto un patto va a lavorare “per la concorrenza”.

In linea generale una volta ottenuta la sentenza le parti devono restituire quanto ricevuto in esecuzione del patto di non concorrenza. E, se dimostrato dall’imprenditore, il dipendente potrà anche essere condannato al risarcimento dei danni cagionati per effetto del suo inadempimento. 

Tuttavia si ritiene che il patto di non concorrenza sia inquadrabile fra i contratti ad esecuzione continuata o periodica. Cosa vuol dire?

Vuol dire che per questi tipi di contratti in caso di risoluzione gli effetti sono diversi rispetto ad un contratto ad esecuzione immediata.

La risoluzione nei contratti ad esecuzione continuata o periodica:

  • non ha effetto retroattivo tra le parti e
  • si estende solo alle prestazioni non ancora eseguite.

Quindi il dipendente potrebbe non essere obbligato a restituire quanto ha già percepito dall’imprenditore. 

Tuttavia l’imprenditore potrebbe avere interesse comunque a procedere contro il dipendente o contro un terzo che utilizzi le conoscenze del proprio ex dipendente per far cessare il loro rapporto di collaborazione.

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