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patto di non concorrenza del lavoratore e clausola penale.

Se il lavoratore dopo aver firmato un patto di non concorrenza non lo rispetta, il datore di lavoro può agire in giudizio per ottenere:

1)un provvedimento che ordini la cessazione del comportamento concorrenziale vietato ed

2)il risarcimento dei danni.

Tuttavia provare il risarcimento dei danni in capo al datore di lavoro non è facile (a livello processuale).

Quindi per ovviare a tale difficoltà spesso si inserisce nel patto di non concorrenza una clausola penale ai sensi dell’art. 1382 c.c.

E’ molto meglio che il datore di lavoro inserisca questa clausola nel patto di non concorrenza perché ottiene i seguenti vantaggi:

1)può quantificare il danno che subisce ex ante (cioè prima dell’inadempimento del lavoratore),

2)ha delle facilitazioni a livello processuale (un minor onere probatorio in quanto è dovuta indipendentemente dalla prova del danno ai sensi dell’art. 1382 c.c.), e

3)la clausola penale costituisce anche un deterrente per il lavoratore dal violare il patto.

La penale, però, può essere ridotta dal giudice nel suo ammontare se risulti manifestamente eccessivo. In verità non è però semplice stabilire quando e quanto un importo sia "manifestamente eccessivo".

Il giudice, per stabilirlo, dovrà valutare l’interesse che il creditore (cioè l’imprenditore) aveva al rispetto del vincolo imposto al lavoratore e secondo un giudizio che deve tener conto del caso e delle circostanze concrete.

Il datore di lavoro può comunque chiedere anche un altro risarcimento del danno in aggiunta a quello determinato nella penale purchè però ne faccia espressa riserva nel patto di non concorrenza.

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