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Onere della prova di una intesa anticoncorrenziale. Banche.

Onere della prova di una intesa anticoncorrenziale. Il caso delle banche.

L’onere della prova di una intesa anticoncorrenziale spetta all’attore che agisce al fine di chiedere la nullità di un contratto fra banca e cliente.

L’unico fatto che una singola banca – nel caso di specie la BPM – abbia proposto ad un proprio cliente un contratto contenente clausole negoziali ritenute nulle per violazione delle norme antitrust non puo’ ritenersi di per se stesso elemento sufficiente a dare effettivo conto, sia pure in termini indiziari, della sussistenza di una intesa rilevante nella sua estensione e pervasività sul piano antitrust.
Si deve infatti provare che:

  • una determinata condotta o
  • un certo schema negoziale ritenuto nullo

sia stato di fatto adottato da un numero significativo di istituti di credito.
L’onere della prova, in base alle regole proprie del codice di procedura civile, spetta alla parte che invoca la nullità nei casi in cui la controversia riveste le caratteristiche dell’azione stand-alone e cioè di quelle cause che non sono state precedute da un provvedimento dell’Autorità Antitrust che abbia sanzionato l’impresa o le imprese nel caso di intesa (e nel caso specifico la banca).
Sull’onere della prova si veda anche l’altra sentenza del Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa -A- sentenza n. 7796 del 23-06-2016, presidente M. Tavassi.

(Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa -A- sentenza n. 8893 pubblicata il 15-07-2016, presidente M. Tavassi).

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