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Obbligo di fedeltà del dipendente e concorrenza sleale.

Obbligo di fedeltà del dipendente e concorrenza sleale.

L’attività illecita di trattare affari con altri imprenditori durante il rapporto di lavoro integra violazione dell’obbligo di fedeltà di cui all’art. 2105 c.c.

Tale condotta è sanzionata indipendentemente dal fatto che essa costituisca anche concorrenza sleale. Infatti, il dovere di fedeltà, sancito dall’art. 2105 c.c., si sostanzia nell’obbligo del lavoratore di:

  • tenere un comportamento leale verso il datore di lavoro e
  • tutelarne in ogni modo gli interessi.

Pertanto, rientra nella sfera di tale dovere il divieto di trattare affari per conto proprio o di terzi in concorrenza con l’imprenditore-datore di lavoro nel medesimo settore produttivo o commerciale.

Non è infatti necessaria, allo scopo, la configurazione di una vera e propria condotta di concorrenza sleale, in una delle forme stabilite dall’art. 2598 c.c.  Si veda sul punto anche la Corte di Cassazione, sentenza del 19.04.2006, n. 9056.

Un tale sostrato fattuale:

  • se è bastevole per affermare la responsabilità ex art. 2105 c.c. del dipendente,
  • non consente la configurazione automatica della responsabilità per illecito concorrenziale non solo del dipendente medesimo, ma anche dell’imprenditore con il quale il dipendente ha trattato affari.

In termini generali, all’inadempimento:

  • posto in atto da parte di chi sia vincolato da precisi obblighi nei confronti di un determinato imprenditore (il dipendente) può certo
  • affiancarsi la responsabilità, anche per concorrenza sleale, di un distinto soggetto economico che tragga vantaggio dalla predetta inadempienza,

ma tale condotta non è in sé idonea a far ritenere che la responsabilità per concorrenza sleale sempre sussista.

Per ottenere la condanna per responsabilità extracontrattuale a titolo di concorrenza sleale anche dell’imprenditore che abbia utilizzato la collaborazione del dipendente infedele si deve provare che l’imprenditore si è avvalso di mezzi:

  • non conformi alla correttezza professionale e
  • idonei a danneggiare l’altrui azienda,

così da influenzare ed alterare la normale situazione concorrenziale, in pregiudizio degli altri imprenditori concorrenti.

Si veda sul punto anche la Corte di Cassazione, sentenza n.27081del 21.12.2007.

In conseguenza, non può considerarsi illecito il comportamento dell’imprenditore che si limiti:

  1. a trattare affari o
  2. a collaborare professionalmente con colui che, in quanto dipendente di altro soggetto economico, debba astenersi, a mente dell’art. 2105 c.c., dallo svolgere attività in concorrenza con quest’ultimo.

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 13550 pubblicata il 30.05.2017, presidente A. Ambrosio).