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Norme amministrative e concorrenza sleale.

Norme amministrative e concorrenza sleale.

La sola violazione di norme amministrative non implica necessariamente il compimento di un atto di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 n.3 c.c. attesa la moltitudine di norme che incidono sullo svolgimento dell’attività imprenditoriale.

Quindi occorre distinguere:

1)norme che sono rivolte  a porre dei limiti all’esercizio dell’attività imprenditoriale la cui violazione costituisce sempre un atto contrario ai principi di correttezza professionale e dunque di concorrenza sleale, e

2)norme che impongono dei costi alle imprese operanti sul mercato: ad esempio:

  • disposizioni fiscali,
  • prescrizioni igienico-sanitarie
  • norme che subordinano l’esercizio di determinate attività all’ottenimento di licenze o autorizzazioni implicanti comunque dei costi

la cui violazione può:

  • a) costituire l’antecedente di un atto di concorrenza sleale fonte di danno concorrenziale, ovvero
  • b) servire per sostenere un ribasso dei prezzi o misure equivalenti divenendo in tal caso la violazione della norma di diritto pubblico indirettamente la fonte di un illecito concorrenziale.

Quindi in conclusione l’imprenditore che si duole della condotta di un concorrente deve provare:

  • non tanto la violazione di norme amministrative ma
  • anche il compimento di atti di concorrenza potenzialmente lesivi dei propri diritti mediante il malizioso ed artificioso squilibrio delle condizioni di mercato.

(Corte di Cassazione, sez. 1, ordinanza n.9770, pubblicata il 19.04.2018, rel. G. Iofrida).

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