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Lettera inviata a clienti. Quando non è concorrenza sleale. Esempio pratico.

Lettera inviata a clienti. Quando non è concorrenza sleale. Esempio pratico.

Quando si può inviare una lettera a clienti e non commettere un atto di concorrenza sleale? L’invio di una missiva ai propri clienti o anche ai fornitori o distributori potrebbe essere in contrasto con le regole che presiedono le leali pratiche concorrenziali.

La lettera potrebbe avere:

  • carattere denigratorio alla stregua del disposto dell’articolo 2598 n. 2 c.c. ed
  • essere considerata anche una condotta illecita sotto il profilo della scorrettezza professionale, sanzionata dall’articolo 2598 numero 3 c.c.

Questo il caso affrontato dal Tribunale di Milano. Nella lettera c’era scritto:

  1. “desideriamo informarla che il rivenditore online “X” non è più parte della nostra rete di distribuzione”,
  2.  “la società “Y” ha preso questa decisione per dissociarsi dalle politiche di vendita che “X” pratica sui nostri prodotti e senza il nostro accordo”,
  3. “abbiamo diffidato “X” dall’utilizzo del nostro marchio e delle nostre foto originali, purtroppo però è possibile che per un breve periodo “X” promuova l’esaurimento del proprio magazzino”.

Il Tribunale di Milano ha ritenuto che le frasi sopra riportate:

  • non fossero denigratorie ovvero offensive e che
  • non fosse possibile attribuire carattere denigratorio alle espressioni contenute nella missiva citata.

Infatti per il Tribunale era corretto, nell’interesse della società che aveva inviato le missive, far sapere ad altri distributori di un proprio marchio, il proprio punto di vista in relazione ad un rapporto contrattuale.

(Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa, sentenza n. 11323 pubblicata il 17.10.2016, presidente M. Tavassi).

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