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Messaggio pubblicitario scorretto e concorrenza sleale. L’inibitoria.

Messaggio pubblicitario scorretto e concorrenza sleale. L’inibitoria.

La diffusione di un messaggio pubblicitario scorretto tramite canali differenziali come quello cartaceo, la radio, la televisione, il web e le affissioni implica un danno non solo per i consumatori ma è anche una condotta di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598, n.3 c.c.

La cessazione di un comportamento scorretto che viene attuata solo:

  • a seguito della notifica del ricorso cautelare e/o
  • l’impegno a desistere dal comportamento

non sono sufficienti ad evitare l’assunzione del comando inibitorio.

Ciò in quanto non vi è alcun elemento che induce a ritenere la mutata condotta del concorrente sleale irreversibile stante il fatto che la ripresa dell’illecito per la capacità di penetrazione  delle modalità utilizzate potrebbe costituire scelta vantaggiosa e non diseconomica.

Infatti il competitor scorretto potrebbe agevolmente riprendere e reiterare la condotta illecita in futuro per esempio in occasione delle ricorrenze stagionali più propizie  contando su una precedente già efficace penetrazione del messaggio pubblicitario.

Tale orientamento è seguito anche da altre sedi giudiziarie come il Tribunale di Firenze (sul reclamo Corsi c. Nappi del 18.05.2015) ed il Tribunale di Roma del 18.07.2001, in GADI, 2002 235.

(Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa, sentenza n. 8622 pubblicata il 08.08.2018, rel. A. Dal Moro)

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