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Lo storno di dipendenti come vero e proprio atto di concorrenza sleale. Quando?

In alcuni casi, lo storno di dipendenti altrui può essere considerato come vero e proprio atto di concorrenza sleale.

Lo storno è un atto di concorrenza sleale se viene effettuato dall’imprenditore solo con “animus nocendi” ovverosia:

a) con il solo intento di disgregare ovvero disorganizzare l’azienda del proprio concorrente, e

b) senza che lo storno porti un concreto vantaggio a chi lo pone in essere.

In realtà è difficile stabilire se un concorrente abbia agito solo al fine di danneggiare un altro ovvero se lo ha fatto per trarne un vantaggio reale per la propria impresa.

La dottrina, stante la difficoltà sopra indicata, tenta di individuare alcuni comportamenti concreti che qualificano illecito lo storno.

Per parte della dottrina non si deve valutare il requisito psicologico della condotta dell’imprenditore, ma il suo comportamento concreto, avuto riguardo alle modalità oggettive della sua condotta.

Anche la giurisprudenza di legittimità sembra individuare una serie di circostanze che qualificano lo storno come illecito, per esempio:

1) la qualificazione tecnica dei dipendenti stornati. Così che le loro conoscenze possano essere utilizzate per permettere all’imprenditore l’ingresso nel mercato prima e  senza effettuare studi e ricerche,

2) il numero dei dipendenti stornati,

3) dei metodi usati ed in particolare del fatto di valersi, di una “talpa interna”,

4) che lo storno sia preordinato al solo fine di sottrarre segreti aziendali del concorrente,

5) che lo storno sia posto in essere denigrando il concorrente al fine di provocargli un danno,

6) l’idoneità dello storno a determinare un grave disfunzione nello svolgimento dell’attività normale dell’azienda concorrente, per non essere i dipendenti stornati facilmente sostituibili ed in tempi rapidi,

7) l’essersi avvalso dell’aiuto di dirigenti che unitamente ad altri dipendenti passano alla concorrenza,

8) l’essersi adoperato per indebolire l’azienda concorrente ancor prima di aver costituito la propria azienda,

9) l’aver stipulato accordi con alti dirigenti per farli divenire poi soci o amministratori della costituenda società concorrente.

Tuttavia, nell’esperienza pratica, è difficile processualmente, dimostrare l’esistenza di un animus nocendi in capo al concorrente.

 

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