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Lavoratore subordinato: divieto di concorrenza o concorrenza sleale?

Lavoratore subordinato: divieto di concorrenza o concorrenza sleale?

Sul lavoratore subordinato grava il divieto di concorrenza ai sensi dell’art. 2105 c.c. ma egli è anche tenuto a non violare l’art. 2598 c.c. Quale azione giudiziale esperire contro di lui?

La norma dell’articolo 2105 cc. pone uno specifico obbligo del prestatore di lavoro di:

  • non trattare affari né per conto proprio né per conto di terzi in concorrenza con l’imprenditore.

La violazione dell’obbligo costituisce titolo di responsabilità di natura contrattuale per gli eventuali danni che ne siano derivati al datore di lavoro.

L’azione di responsabilità fondata sulla violazione dell’obbligo sancito dall’art. 2105 cc. ha natura autonoma rispetto alla azione per concorrenza sleale.

La prima ha carattere contrattuale ed oggetto ampio, abbracciando ogni attività concorrenziale e non soltanto quelle costituenti illecito aquiliano ex articolo 2598 cc.

La azione di concorrenza sleale ex articolo 2598 c.c., configurante un illecito extracontrattuale tipizzato, è azione diversa, che potrebbe concorrere con l’illecito contrattuale ex articolo 2105 cc. ma non certo condizionarne la sussistenza.

Concludendo, se ne ricorrono i presupposti, possono essere esperite entrambe contro il lavoratore subordinato scorretto.

(Corte di Cassazione sezione lavoro, sentenza n. 2239 pubblicata il 30.01.2017, rel. Spena Francesca).

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