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La tutela specifica di Indicazioni geografiche e Denominazioni di origine

Salva l’applicazione:

– della disciplina della concorrenza sleale,

– le convenzioni internazionali in materia e

– i diritti di marchio anteriormente acquisiti in buona fede,

è vietato

1) l’uso di indicazioni geografiche e di denominazioni di origine nonchè

2) l’uso di qualsiasi mezzo nella designazione o presentazione di un prodotto che indichino o suggeriscano

che il prodotto stesso proviene da una località diversa dal vero luogo di origine, oppure che il prodotto presenta le qualità che sono proprie dei prodotti che provengono da una località designata da un’indicazione geografica quando:

a) sia idoneo ad ingannare il pubblico o quando

b) comporti uno sfruttamento indebito della reputazione della denominazione protetta.

Tuttavia la tutela sopra indicata non permette di vietare ai terzi l’suo nell’attività economica del proprio nome o del nome del proprio dante causa nell’attività medesima, salvo che tale nome sia usato in modo da ingannare il pubblico.

Vengono tutelate tutte le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche che hanno i requisiti dell’art. 29 del cod. prop. indus. non solo contro l’inganno , ma anche contro ogni possibile ipotesi di struttamento indebito della reputazione della denominazione protetta.

E’ fatto così espresso divieto di ogni forma di free-riding e di sfruttamento parassitario.

Tale tutela si aggiunge a:

– quelle già previste in ambito comunitario  e convenzionale (si ricorda la Convenzione di Parigi, l’Accordo di Lisbona, il Regolamento CE n. 510/2006, la convenzione di Stresa, ecc…), nonchè a

– quella penale per il settore agroalimentare  a norma dell’art. 517 quater cod. pen.

(Riferimento normativo: art. 30 codice proprietà industriale così modificato dall’art. 16, 1° comma D. Lgs. 13-08-2010, n. 131; art. 517 quater c.p.). 

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