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La sola concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598, n.1 c.c. non costituisce di per sé reato.

Secondo la Cassazione penale, sez. II, sentenza del 03-07-2014 n. 28922, non esiste alcuna  coincidenza tra la condotta illecita civilistica di concorrenza sleale e quella che integrante il reato di cui all’art. 473 c.p. (contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell’ingegno o di prodotti industriali).

Ciò perché l’illecito civilistico previsto dall’art. 2598, n. 1 c.c., richiede che:

a)si usino nomi o segni distintivi idonei a creare confusione con quelli usati da altri, o

b)che si imitino servilmente i prodotti altrui.

Per altro verso, invece, l’art. 473 c.p., richiede in modo più specifico che i marchi altrui o segni distintivi altrui siano fatti oggetto di materiale contraffazione o alterazione (si veda anche la sentenza Cass. pen., sez. V, n. 10193 del 09-03-2006).

Conclusione: se manca la contraffazione o l’alterazione del marchio la sola possibilità di confusione non può, di per sé, costituire il reato.

Riferimenti normativi: art 473 c.p. e art. 2598 n.1 c.c.

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