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La fattispecie di concorrenza sleale del n.2 è diversa da quella del n.3 dell’art. 2598 c.c.

La fattispecie di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 n.2 è fattispecie diversa da quella contemplata dall’art. 2598 n.3 c.c.

Per la Corte di Cassazione la richiesta di condanna ai sensi del n. 3 dell’art. 2598 c.c. nel caso affrontato non poteva essere emessa in quanto gli attori

  • avevano omesso di individuare: a) le specifiche condotte, nonchè b) il luogo e c) il tempo della rispettiva deduzione,
  • atte ad integrare ulteriori violazioni accanto a quelle di concorrenza confusoria dedotte ai sensi del n. 2 dell’art. 2598 c.c.

In sostanza sarebbe stato necessario indicare altri elementi o circostanze che provavano la scorrettezza commerciale.

Ciò in quanto la fattispecie del n. 3 dell’art. 2598 c.c.richiede la presenza di elementi indeterminati.. Si deve quindi specificare:

  • quali siano i mezzi non conformi ai principi della correttezza professionale e
  • idonei a danneggiare l’altrui azienda. 

Una parte può agire:

  • sia per la violazione del n. 2 dell’art 2598 c.c.
  • che del n.3 dell’art. 2598 c.c.

ma deve indicare dettagliatamente le rispettive condotte che avrebbero violato le due distinte ipotesi che sono fra loro autonome.

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n.10078 pubblicata il 17-05-2016, presidente V. Ragonesi)

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