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La diffusione di warentests può considerarsi atto di concorrenza sleale?

Il warentest è una valutazione comparativa fra più prodotti che è effettuata da una rivista specializzata oppure pubblicata su quest’ultima.

Se più imprenditori in concorrenza fra loro si sottopongono spontaneamente ad una competizione a carattere scientifico che ha ad oggetto la valutazione dei rispettivi beni e servizi si presume che essi abbiano prestato il loro consenso anche alla divulgazione dei relativi risultati.

Quindi in generale la diffusione di warentests è lecita se rispetta i canoni della: a) obiettività, b) diligenza, c) serietà, d) completezza e scrupolosità (così Trib. Milano 28-09-1972).

Dovrà altresì essere specificato che i risultati non hanno valore assoluto ma soltanto in relazione ai metodi, tecniche ed alle valutazioni usate per l’indagine.

In questi casi non sussiste un danno concorrenziale poiché:

a)non solo il concorrente ha prestato il proprio consenso alla pubblicazione dei risultati in data anteriore alla partecipazione al warentest,

b)chi pubblica sulla rivista potrà eccepire di aver esercitato il proprio diritto di critica ovvero di informazione e ciò esclude l’ingiustizia di un eventuale danno causato.

Tuttavia, in realtà, è difficile avere dei sicuri mezzi di controllo della richiesta di obiettività  ed esattezza. Sarà sufficiente modificare anche sei semplici parametri di valutazione, magari,  per avere risultati differenti.

Sul punto non vi è molta giurisprudenza.

Diverso è il caso in cui:

a)venga leso l’onore del concorrente (Trib. Roma 23-07-1984; Trib. Roma  22-06-1982; Trib. Milano 28-09-1972) oppure

b)l’informazione o la critica siano inesatti oppure ingannevoli (Trib. Milano 28-09-1972).

In queste due ipotesi si configura sicuramente un danno risarcibile.

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