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La concorrenza sleale via internet. Le nuove tutele

Ipotesi di concorrenza sleale si possono realizzare anche tramite la rete di internet che è equiparata ad un organo di stampa.

La concorrenza degli imprenditori sul web, grazie agli sviluppi delle tecnologie informatiche, è sempre più in espansione.

Le potenzialità della rete internet sono enormi, molto maggiori degli altri ordinari mezzi utilizzati dall’imprenditore per far conoscere i propri beni e servizi.

Si pensi soltanto al bacino di clientela che può accedere alla pagina web dell’imprenditore.

Di conseguenza gli effetti negativi di eventuali condotte professionalmente scorrette sono ancor più gravi.

Sulla rete si può verificare una fattispecie  di concorrenza sleale sui generis, tipica del mondo di internet, che è l’utilizzo del domain name altrui.

Il domain name è un indirizzo composto da una determinata combinazione  e sequenza di lettere e numeri. Tale combinazione può essere costituita da parole di senso compiuto o meno e può essere idonea ad identificare una determinata impresa ed i suoi prodotti, orientando così la scelta del consumatore.

Prima della riforma del codice della proprietà industriale si riscontravano due diversi filoni interpretativi.

Il primo: la dottrina e la giurisprudenza maggioritaria tutelavano il domain name in quanto avente funzione distintiva e capacità identificatrice. Quindi, di conseguenza, ritenevano applicabile anche la disciplina della concorrenza sleale.

Un secondo filone giurisprudenziale non riteneva parificabile il domain name al marchio d’impresa o all’insegna e considerava il domain name come semplice indirizzo telematico che consentiva di raggiungere il sito da qualunque parte del globo. Per questo orientamento non erano applicabili le norme sulla concorrenza sleale.

Il codice della proprietà industriale ha recepito il primo orientamento riconoscendo la natura di segni distintivi  dei domain names.

Essi, ora, come tutti gli altri segni distintivi hanno la medesima protezione che il codice della proprietà industriale assegna agli altri titoli di privativa industriale.

Infine il D. lgs. 13-08-2010 n. 131 ha modificato la precedente dicitura di “nome a dominio aziendale” con quella di “nome a dominio di un sito usato nell’attività economica”.

Sono tutelati con le norme del codice della proprietà industriale (gli artt. 12, 22, 118 e 133) i nomi a dominio  utilizzati per finalità economiche anche se al di fuori di una propria attività d’impresa.

Ad oggi i nomi di dominio aziendale sono a tutti gli effetti dei segni distintivi. Infatti l’art. 22 del c.p.i. fa divieto di adottare come nome di dominio “un segno uguale o simile all’altrui marchio”.

Fra le ipotesi di concorrenza sleale su internet si riscontrano.

1)L’uso abusivo di un domain name  che riproduca un marchio registrato da altra società e dalla medesima utilizzato quale proprio domain name per fornire beni e servizi sulla rete di internet.

In passato vi era il caso in cui un soggetto, con un comportamento illecito, e per sole finalità di disturbo e di guadagno economico, registrava un domain name che corrispondeva ad un marchio già registrato da altri e dotato di carattere notorio. Scopo del soggetto era poi quello di rivendere il medesimo domain name ad un prezzo molto elevato al titolare del marchio. (fenomeno del c.d. cybersquatting).

2)L’uso di segni distintivi appartenenti ad una società, mediante la diffusione di messaggi allocati in vari siti internet.

3)L’inserire un marchio comunitario quale parola chiave per individuare in un motore di ricerca, un sito che, però, non appartiene all’impresa titolare di quel marchio.

Rimedi

Ora, per espressa disposizione normativa il soggetto passivo del comportamento scorretto (chi subisce la scorrettezza) può azionare l’inibitoria ai sensi dell’articolo 133 c.p.i. 

L’autorità giudiziaria potrà, in via cautelare, disporre il trasferimento provvisorio del nome a dominio, subordinando tale pronuncia, se del caso, alla prestazione di idonea cauzione da parte del beneficiario del provvedimento.


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