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La concorrenza negli appalti pubblici.

La concorrenza negli appalti pubblici.

Le regole della concorrenza vanno rispettate anche negli appalti pubblici.

Il contratto di appalto stipulato da una pubblica amministrazione si distingue da un analogo contratto stipulato tra soggetti privati:

  • 1) per la rilevanza giuridica assunta dai motivi che spingono la parte pubblica a contrarre e
  • 2) per le modalità di scelta del contraente.

La libertà di scelta del contraente costituisce uno dei pilastri fondamentali dell’autonomia privata.
Il contraente privato può, normalmente, scegliere in via discrezionale con chi contrarre.
Invece la pubblica amministrazione è tenuta a scegliere il proprio contraente in esito ad un apposito procedimento ad evidenza pubblica. Ciò in quanto è necessario un controllo sulla spesa pubblica per utilizzare al meglio il denaro della collettività.
Tuttavia ora il solo motivo del controllo sulla spesa pubblica è venuto meno a fronte dei principi e delle direttive comunitarie che tutelano:

  • 1) la libertà di concorrenza e
  • 2) la non discriminazione tra le imprese.

Ora affinchè vi sia la concorrenza nell’aggiudicazione è necessario il rispetto del principio di massima partecipazione alla gara stabilito dal diritto comunitario.

Infatti ogni singola gara diviene uno specifico e temporaneo micromercato nel quale le imprese del settore possono confrontarsi.

La più ampia partecipazione possibile di offerenti garantisce:

  • a) la libera circolazione dei prodotti e dei servizi, ma anche
  • b) l’interesse stesso dell’amministrazione aggiudicatrice che disporrà di una scelta ampia circa l’offerta più vantaggiosa e rispondente ai bisogni della collettività pubblica interessata.

Con il nuovo codice degli appalti pubblici e delle concessioni (d. lgs. n.50 del 2016) la funzione pro concorrenziale delle regole di evidenza pubblica:

  • ha assunto ancora maggiore rilievo ed
  • è divenuta il baricentro del sistema.

Il centro di gravità del settore degli appalti pubblici è ormai costituito dalla necessità di garantire il libero esplicarsi della concorrenza.
Le stazioni appaltanti devono quindi:

  1. favorire l’accesso delle piccole e medie imprese,
  2. suddividere gli appalti in lotti funzionali,
  3. predisporre criteri di partecipazione alle gare tali da non escludere piccole e medie imprese (art. 2 bis del d.lgs. n. 163 del 2016).

Per cui la suddivisione dell’appalto riguardante l’intero territorio nazionale in 13 lotti non è tale da consentire di definire degli ambiti territoriali ottimali poichè esclude numerosissime piccole e medie imprese dal poter concorrere per l’affidamento.

(TAR Lazio, 2° sezione, sentenza n. 14292 del giorno 06.07.2016, Presidente A. Savo Amodio).

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