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Intesa anticoncorrenziale. La partecipazione a riunioni.

Intesa anticoncorrenziale. 

La partecipazione a riunioni è già la dimostrazione di adesione ad una intesa anticoncorrenziale.

Relativamente agli accordi di natura anticoncorrenziale che si manifestano nel corso di riunioni di imprese concorrenti, la Corte di Giustizia ha già statuito (sentenza Limburgse Vinyl Maatschappij e a. c/ Commissione) che un’infrazione all’art. 81, n.1 CE, è già integrata allorchè talune riunioni:

  • hanno l’oggetto di: a) limitare, b) impedire o c) falsare il gioco della concorrenza e
  • mirano in tal maniera ad organizzare artificialmente il funzionamento del mercato.

Per la Corte di Giustizia è sufficiente che la Commissione dimostri che l’impresa interessata ha partecipato a riunioni nel corso delle quali sono stati conclusi accordi di natura anticoncorrenziale per provare la partecipazione dell’impresa all’intesa.
Qualora la Commissione dimostri la partecipazione di un’impresa alle riunioni di tal tipo, incombe sull’impresa:

  1. dedurre indizi atti a provare che la sua partecipazione alle riunioni era priva di qualunque spirito anticoncorrenziale e
  2. comprovare che essa aveva dichiarato alle sue concorrenti di partecipare alle riunioni in un’ottica diversa dalla loro (causa C 199/92 sentenza del 08-07-1999 e cause congiunte C-403/04 e C-405/04 sentenza del 25-01-2007).

In sostanza vi è una sorta di inversione dell’onere probatorio.
Grava sull’impresa coinvolta la dimostrazione:

  • non solo di un suo spirito passivo,
  • ma anche la comunicazione alle altre imprese di non voler aderire a qualunque tipo di accordo (per esempio sui prezzi, sulle condizioni di vendita, ecc.).
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