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installazione di videogiochi – concorrenza illecita – impossibilità di contattare altri fornitori – responsabilità penale

Un imprenditore imponeva l’installazione di videogiochi in noleggio ai titolari degli esercizi pubblici nella zona di influenza di un clan malavitoso grazie all’appoggio di uomini di vertice della criminalità organizzata locale.

I titolari degli esercizi pubblici (dei bar) non potevano così contattare altri fornitori di apparecchi per videogiochi.

Così che sul mercato di riferimento vi era solo un imprenditore in posizione di predominio (spalleggiato dal clan malavitoso).

In questo modo si inibiva la normale dinamica imprenditoriale. Era stata eliminata, con metodi mafiosi (risultanti da intercettazioni telefoniche e dichiarazioni di collaboratori di giustizia) la possibilità di concorrenza nella fornitura di apparecchi per videogiochi.

Di conseguenza la condotta posta in essere dall’imprenditore (imputato nel procedimento penale unitamente ad altre persone) colpiva l’interesse tutelato dall’art. 513 bis c.p. che è costituito dall’ordine economico inteso come buon funzionamento dell’economia.

In questo si sono verificati dei veri e propri atti di coartazione (che rendono applicabile il disposto dell’articolo 513 bis c.p.) e non semplici atti intimidatori non sufficienti per la responsabilità penale ai sensi dell’art. 513 bis c.p.

(Cassazione sezione 2° penale, sentenza n. 9763 del 10-02-2015, Presidente Gentile)

(Riferimenti normativi: articolo 513 bis c.p. e articolo 8 legge 13 settembre 1982 n. 646)

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