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Informazioni commerciali e concorrenza sleale.

Informazioni commerciali e concorrenza sleale.

Chi agisce in giudizio deve dimostrare il sistematico ricorso del concorrente allo sfruttamento del proprio patrimonio di informazioni commerciali relative a tutta la catena di produzione e vendita ai sensi dell’art. 2598 n.3 del cod. civ. e dell’art. 98 del c.p.i.

Il rimedio di cui agli artt. 98 e 99 c.p.i.  nonchè quello apprestato dalla disciplina della concorrenza sleale (l’art. 2598 n.3 cod. civ.) sono in rapporto di complementarietà. Quale si applica?

L’art. 2598 n.3 del c.c. si ritiene applicabile se non  non sussistano tutti i requisiti degli artt. 98 e ss. c.p.i., ad esempio perchè le informazioni aziendali altrui non siano adeguatamente protette (si veda sul punto: Corte D’Appello di Milano, 13.6.2007, in GADI 5153).

Il patrimonio di informazioni di un imprenditore è costituito da:

  • clienti, ovvero
  • società presenti in tutto il mondo,
  • terzisti, incaricati di agglomerare parte dei prodotti venduti,
  • nonchè fornitori, presso i quali acquistare peculiari materiali, necessari per realizzare i prodotti venduti
  • sigle apposte sui prodotti per identificarli e
  • di parti del catalogo

Le condotte di colui che si appropria del patrimonio di informazioni altrui sono:

  1. concorrenzialmente particolarmente insidiose e
  2. complessivamente considerate, vanno collocate nell’ambito di una parassitaria ripetizione delle scelte aziendali altrui.

A livello pratico non possono quindi essere copiati:

  • i codici dei prodotti o
  • altri dati sensibili come i nominativi dei fornitori, dei clienti e dei terzisti, gli specifici materiali ordinati

che sono il frutto di uno sforzo aziendale di ricerca e di selezione anche presso il mercato internazionale attraverso specifiche ricerche e investimenti.
Altrimenti si verifica un indebito sfruttamento che senz’altro attribuisce al concorrente sleale un vantaggio anticompetitivo senza particolari sforzi.

Tale vantaggio consente al concorrente sleale di entrare in un segmento di mercato che aveva fino a quel momento visto estraneo.

A nulla rileva la possibilità di ottenere ad esempio dallo stesso cliente alcuni dei dati litigiosi in sede di offerta negoziale.

Il concorrente che possiede tali dati ed informazioni in via anticipata ha un vantaggio. Egli può proporsi ai clienti offrendo spontaneamente, senza previa contrattazione, soluzioni anche tecniche e commerciali analoghe e più competitive del concorrente leale.
La condotta è particolarmente insidiosa ove si consideri che la clientela nel settore di riferimento, acquistando su commessa, ha un alto grado di fidelizzazione rispetto agli operatori di mercato. Va dunque ritenuta l’illiceità della condotta sotto il profilo dell”art.2598, comma 3, c.c.

(Tribunale Ordinario di Milano, sezione specializzata per l’impresa ‘A- sentenza n. 2302 pubblicata il 23.02.2017, presidente A. Dal Moro).