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Indennità dell’agente per il patto di non concorrenza

Indennità dell’agente per il patto di non concorrenza.

L’indennità dell’agente per il patto di non concorrenza non è dovuto per i contratti stipulati prima dell’introduzione della nuova legge del 29.12.2000, n. 422.

La Corte di Cassazione ha confermato l’orientamento secondo il quale l’art. 1751-bis, secondo comma, cod. civ. introdotto dall’art. 23 della legge 29 dicembre 2000, n. 422:

  • non si applica ai patti di non concorrenza stipulati prima della sua entrata in vigore, ancorché
  • i contratti di agenzia cui si riferiscano siano cessati successivamente.

In senso conforme si vedano: Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 17239 del 2016 e Corte di Cassazione, sentenza n. 12127 del 2015.

Dunque, se il patto di non concorrenza è stato concordato dalle parti allorquando la legislazione vigente non prevedeva un compenso per l’obbligo di astensione post contrattuale assunto dall’agente  (cioè dopo la conclusione del rapporto) nulla andrebbe versato salvo le parti si fossero messe espressamente d’accordo.

Infatti all’epoca la previsione di un compenso per l’impegno assunto dall’agente e la sua disciplina erano lasciate alla libera dinamica contrattuale.

Solo con la L. n. 422 del 2000, art. 23, il legislatore ha introdotto l’art. 1751 bis, comma 2, c.c., a decorrere dal primo giugno 2001, stabilendo che l’accettazione del patto di non concorrenza comporta, in occasione della cessazione del rapporto, la corresponsione all’agente commerciale di una indennità di natura non provvigionale.

Tale legge ha anche indicato i parametri a cui l’indennità va commisurata, affidando la sua determinazione:

  1. alla contrattazione tra le parti
  2. tenuto conto degli accordi economici nazionali di categoria e
  3. prevedendo che in difetto di accordo l’indennità venga determinata in via equitativa dal giudice.

(Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 13796 pubblicata il 31.05.2017, Presidente V. Nobile).

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