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Impugnazione della sentenza di concorrenza sleale. Questioni tecniche.

Impugnazione della sentenza di concorrenza sleale. Questioni tecniche.

La Corte d’appello ha ritenuto inammissibili i primi quattro motivi di appello in una impugnazione per la violazione delle norme sulla concorrenza sleale Infatti:

  • se una sentenza si basa su due distinte rationes decidendi inerenti:
  • a) alla sussistenza della concorrenza sleale per la violazione dell’art 2598 n. 1 c.c. (imitazione servile dei prodotti)
  • b) per la violazione del disposto dell’art. 2598 n. 3 c.c. (atti contrari alla correttezza professionale),

il passaggio in giudicato per mancata impugnazione di tale seconda ratio comporta l’inammissibilità dei primi quattro motivi.

In pratica vanno impugnate tutte le motivazioni su cui si basa la sentenza.
Sul punto la giurisprudenza della Corte di legittimità ha, a più riprese, affermato che:

  • ove la sentenza sia sorretta da una pluralità di ragioni,
  • distinte ed autonome,
  • ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata,
  • l’omessa impugnazione di una di esse rende inammissibile, per difetto di interesse, le censure relative alle altre.

Infatti l’autonoma motivazione non impugnata, essendo divenuta definitiva, non può produrre in nessun caso l’annullamento della sentenza comportando cosi’ una mancanza di interesse all’ impugnazione. Si veda anche Corte di Cassazione, sentenza n. 3386 del 2011.
Tuttavia tale principio non trova applicazione nei confronti di capi di domanda diversi tra loro in quanto basati su diverse causae petendi e diverso petitum.

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 25652 pubblicata il 04-12-2014, presidente A. Ceccherini).

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