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Imprenditore concorrente ed estorsione.

Imprenditore concorrente ed estorsione.

Nel caso in cui un comportamento violento o minaccioso posto in essere nei confronti di un imprenditore concorrente, non sia previsto espressamente da una specifica norma come, per esempio, l’art. 353 cod. pen. (la turbata libertà degli incanti), ma sia riconducibile nell’ambito di altre norme (una estorsione o la violenza privata), l’imprenditore sarà perseguibile:

  • 1)sia per l’art. 513 bis cod. pen. che
  • 2)per le altre violazioni che si dovessero ravvisare nel caso concreto (e quindi anche per estorsione o minaccia).

Per esempio ove un imprenditore costringesse, con violenza o minaccia, altri imprenditori a non acquistare merce da imprenditori concorrenti, ma solo la sua merce (pratica, tristemente nota, in alcune zone del nostro paese), sarebbe configurabile a carico del suddetto imprenditore un duplice reato:

  • a)sia l’art. 513 bis cod. pen. per avere alterato la normale dinamica imprenditoriale con un atto di concorrenza illecita,
  • b)sia l’art. 629 cod. pen. per avere costretto quel singolo imprenditore a quel determinato comportamento e procurato, quindi, a sè un ingiusto profitto con altrui danno.

Si veda sul punto la Corte di Cassazione, sentenza n. 45132 del 2014 che ha statuito che il delitto di illecita concorrenza con violenza o minaccia, previsto dall’art. 513 bis cod.pen.

  1. ha natura di reato complesso,
  2. non puo’ essere assorbito nel delitto di estorsione e
  3. neppure in quello di concussione,

trattandosi di norme:

  • con diversa collocazione sistematica e
  • preordinate alla tutela di beni giuridici diversi.

Di conseguenza, ove ne ricorrano gli elementi costitutivi, si ha concorso formale tra gli stessi.

(Corte di Cassazione, sezione 2 penale, sentenza n. 15781 pubblicata il 26-03-2015).

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