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Imprenditore avvantaggiato. La relazione di interessi con un terzo.

Imprenditore avvantaggiato dalla condotta di un terzo. La loro relazione di interessi.

E’ necessario dimostrare che sussiste una relazione di interessi fra un imprenditore avvantaggiato dall’attività di un terzo e quest’ultimo per vederli condannati in solido ai sensi dell’art. 2598 c.c.

La concorrenza sleale deve ritenersi fattispecie tipicamente riconducibile ai soggetti del mercato in concorrenza. Non è ravvisabile, pertanto, ove manchi il presupposto soggettivo del cosiddetto “rapporto di concorrenzialità”.
Tuttavia la configurabilità dell’illecito concorrenziale non può escludersi quando l’atto lesivo venga compiuto da un soggetto, il cosiddetto terzo interposto.

E’ necessario che il terzo interposto

  1. agisca per conto di un concorrente del danneggiato o comunque
  2. in collegamento con un concorrente del danneggiato.

In tali casi il terzo si dovrà ritenere responsabile in solido con l’imprenditore che si sia giovato della sua condotta. A tal fine, non è necessario:

  • a)che si riscontri un vantaggio arrecato all’imprenditore concorrente e 
  • b)non occorre che sia stato stipulato con questi un ‘pactum sceleris’,

essendo invece sufficiente il dato oggettivo consistente nell’esistenza di una relazione di interessi tra:

  • autore dell’atto e
  • l’imprenditore avvantaggiato.

Solo in mancanza di tale collegamento tra l’autore del comportamento lesivo e l’imprenditore concorrente, il terzo può, per contro, essere chiamato a rispondere ai sensi dell’art. 2043 c.c.
La giurisprudenza sul punto è pacifica. Si vedano: Corte di Cassazione, sentenza n. 5371 del 2001; Corte di Cassazione, sentenza n. 13071 del 2003; Corte di Cassazione, sentenza n. 17459 del 2007; Corte di Cassazione, sentenza n. 9117 del 2012; Corte di Cassazione, sentenza n. 18691 del 2015.

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 25921 pubblicata il 23-12-2015, presidente F. Forte).

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