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Immagini di macchinari altrui.

Immagini di macchinari altrui e concorrenza sleale.

Le immagini di macchinari altrui non possono essere utilizzate nei cataloghi altrimenti si viola il disposto dell’art. 2598 n.2 e n. 3 del cod. civ.

Nella fattispecie di concorrenza sleale per imitazione servile ai sensi dell’art. 2598 n.1 c.c., spetta all’attore l’onere di provare la novità e la notorietà della forma.

Egli deve indicare quali sono gli elementi di novità e di notorietà della forma ed in particolare, quelli che conferiscono alla forma stessa la capacità distintiva.

Ciò al fine di consentire al giudice, sulla scorta anche di nozioni di comune esperienza, di procedere alla valutazione del requisito richiesto dall’art. 2598 n.1 c.c.

Mentre al convenuto spetta di provare che si tratti di forme del tutto standardizzate nel settore di riferimento. Infatti le forme standardizzate (potremmo dire prodotte industrialmente) non godono di tutela ai sensi dell’art. 2598 n.1 cod. civ.

Mentre nel caso in cui un concorrente utilizzi immagini di macchinari altrui commette la violazione dell’art. 2598 n.2 del cod. civ.

Inoltre tale condotta è anche gravemente contraria al canone di correttezza imposto dall’art. 2598 n. 3 c.c.

Ciò in quanto il concorrente scorretto:

  • a) appare sul mercato quale prosecutore dell’attività del concorrente leale e
  • b) si  appropria illecitamente dei pregi progettuali e commerciali dei prodotti della concorrente leale e
  • c) spaccia come propri manufatti altrui.

(Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa -A- sentenza n. 8732 pubblicata il 17.08.2017, relatore A. Bellesi).