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illecita concorrenza attuata con metodi mafiosi – atti di concorrenza con violenza o minaccia (art. 513 bis c.p.)

La legge n. 646 del 1982, art. 8 (legge antimafia Rognoni – La Torre) è stata introdotta proprio per reprimere l’illecita concorrenza che viene attuata con metodi mafiosi la quale impedisce il libero gioco del mercato.

Tale legge ha introdotto l’art. 513 bis al codice penale: gli atti di concorrenza illecita commessi con violenza o minaccia.

La previsione normativa dell’art. 513 bis c.p., anche se non è limitata ad appartenenti ad associazioni criminali, ha però di mira quella concorrenza illecita che si concretizza nelle forme di intimidazione tipiche della criminalità organizzata che, con metodi violenti e mafiosi, tende a controllare attività commerciali, industriali, produttive ed a condizionarle (si vedano: Corte di Cassazione, sezione 3° sentenza n. 450/1995 e Corte di Cassazione, sezione 2° sentenza n. 13691/2005).

La condotta tipica consiste nel compimento di atti di concorrenza, caratterizzati dalla violenza o dalla minaccia nell’ esercizio di un’attività imprenditoriale nei confronti di aziende operanti nello stesso settore.

Tale previsione normativa non sanziona, però, ogni forma di concorrenza oltre i limiti legali, ma la turbativa arrecata al libero mercato in un clima di intimidazione e con metodi violenti.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che la norma tende a impedire quei comportamenti intimidatori che attraverso l’uso strumentale della violenza e della minaccia incidono su quella fondamentale legge di mercato che vuole la concorrenza non solo libera, ma anche lecitamente attuata (si vedano: Corte di Cassazione, sezione 6° sentenza n. 3492/1989 e Corte di Cassazione, sezione 2° sentenza n. 131/1989).

L’interesse tutelato dalla norma consiste:

1)nel buon funzionamento dell’intero sistema economico e ciò perché, tale norma più che reprimere forme di concorrenza sleale, tende ad impedire che tramite comportamenti violenti o intimidatori siano eliminati gli stessi presupposti della concorrenza al fine di acquisire illegittimamente posizioni di preminenza o di dominio,

2)in secondo luogo nel tutelare la libertà delle persone di autodeterminarsi nel settore.

Quindi qualsiasi comportamento violento o intimidatorio idoneo ad impedire al concorrente di autodeterminarsi nell’esercizio della sua attività commerciale, industriale o comunque produttiva configura l’atto di concorrenza illecita prevista dalla norma in questione.

La concorrenza sleale punita dalla norma in esame si realizza:

1)sia quando la violenza o la minaccia è esercitata in maniera diretta contro l’imprenditore concorrente,

2)sia quando l’obiettivo è perseguito in modo indiretto agendo nei confronti di terzi.

Ai fini del reato, in altri termini, si richiede esclusivamente:

a)l’esistenza di comportamenti caratterizzati da minaccia o violenza (indipendentemente dalla direzione della stessa) e

b)che i comportamenti siano idonei a realizzare una concorrenza illecita cioè a controllare o condizionare le attività commerciali, industriali o produttive di terzi con forme di intimidazione tipiche della criminalità organizzata.

(Corte di Cassazione, sezione 2° penale, sentenza n. 6462 del 2011, Presidente Sirena Pietro Antonio)

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